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ARGOMENTO: Le "culture" della 500

Le "culture" della 500 2 Anni 7 Mesi fa #408908

  • Gens Orsina
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Riporto in primo piano il testo della domanda iniziale che oltre 11 anni fa venne postata da "Tipo110" sul Forum. Ho ritenuto utile farlo, sia per rendere più semplice la lettura dei nuovi recenti interventi, sia perchè può essere comoda a coloro che vorranno intervenire.

Tipo110 ha scritto:
"Non esiste una sola cultura della 500 ma esistono diverse culture:

1) la cultura del motorismo storico: la 500 come elemento fondamentale nello sviluppo della motorizzazione e, se vogliamo, anche della tecnica automobilistica; di conseguenza è testimone ed elemento storico di grandissima importanza e colui che si interessa alla sua conservazione e alla diffusione della sua conoscenza rappresenta un ambasciatore della cultura del motorismo storico, con stessa dignità di un proprietario di una Ferrari GTO o di una Bugatti tipo Brescia; totale adesione all'originalità e alla conservazione del mezzo sono caratteri distintivi di tale cultura.

2) la cultura dell'artigianalità tecnica: la 500 nella sua semplicità progettuale ed esecutiva, sopratutto se rapportata ai mezzi più moderni dove c'è l'elettronica, è la palestra ideale per sviluppare la propria artigianalità. Si individua con il restauratore "fai da te" che è in grado di smontare completamente la vettura, restaurarla e rimontarla. La sua diffusione è facilitata, dal punto di vista economico, anche dal fatto che la "palestra" si acquista a cifre abbastanza contenute. A volte il progetto di restauro sfocia nel tuning, nell'elaborazione de-storicizzata; in questo caso la cultura 2) trova terreno di scontro con la cultura 1).

3) la cultura dell'aggregazione: la 500 come strumento di aggregazione, come fenomeno di costume, come veicolo di ricordi e di esperienze personali. Potrebbe essere la Vespa, la 600, la Mini, poco importa, l'importante è l'occasione di incontro, di conoscenza, di condivisione, in una parola di socializzazione; di norma la cultura dell'aggregazione è tollerante rispetto ai purismi e/o agli eccessi degli esponenti delle altre due culture.

4) la cultura della sportività: la 500 come auto sportiva, sia per gare di regolarità sia per quelle di velocità. Sebbene pilota da corsa e regolarista siano due figure diverse, però li accomuna la passione per la competizione, che si realizza oggi con la storica sia perché più alla portata di tasca sia, forse, perché c'è maggiore divertimento nella guida. Nell'accezione qui proposta auto sportiva significa auto elaborata in modo conferme ai regolamenti sportivi dell'epoca, magari dal pedigree sportivo, realizzata con parti rigorosamente d'epoca o, se riprodotte, comunque conformi agli originali e certamente non il risultato di un tuning spinto e di concezione attuale, che ricade sotto il profilo 2."

Ringraziano per il messaggio: gi.ma, Ale74Pc

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Ogni 5oo ha la sua voce e io questa la conosco.
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Le "culture" della 500 2 Anni 7 Mesi fa #408911

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È proprio sotto questo punto di vista che in questo forum, il primo aspetto viene sicuramente sacrificato se non snobbato.
È per questo che invito chi ha qualcosa da dire di farsi avanti.

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Binariciuto

Le "culture" della 500 2 Anni 7 Mesi fa #408918

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Bè, inizio io con un racconto che è uno spaccato di vita di quegli anni.
Era il 1969, la mia 500 aveva soltanto un anno di vita, io e un amico siamo partiti per trascorre una settimana nelle Alpi. Siamo saliti fino al Fedaia nella Marmolada, era agosto, faceva caldo, in sandali senza calze e con una leggera camicia a maniche corte siamo saliti lungo un sentiero fino all'arrivo della seggiovia. Il sole d'agosto scaldava molto, perciò non abbiamo pensato in che guaio ci andavamo ad infilare. Guccini ebbe a dire: non sono mai stato cosi cretino come a vent'anni. Infatti durante l'ultimo tratto il cielo iniziò a coprirsi, arrivati un rapido pranzo con prodotti locali e una quantità industriale di senape ravamo così pronti per tornare in macchina. Iniziata una improvvisa bufera di neve abbiamo preso la seggiovia.
La discesa fu terrificante, vestiti o meglio svestiti in quel modo, siamo rimasti più volte bloccati in seggiovia perché improvvise follate di vento la facevano oscillare pericolosamente. Per farla breve, arrivati in macchina surgelati e zuppi di neve abbiamo acceso il riscaldamento al massimo, siamo tornati indietro verso Caprile, il tratto che porta a Canazei non era ancora costruito. Nei nostri programmi c'era Falcade da visitare, ma sia pur cretino sono stato attraversato da uno sprazzo di intelligenza, il tratto relativamente pianeggiante non ci avrebbe riscaldato sufficientemente, allora mi diressi verso passo Campolongo. Un lungo tratto tutto in salita tirando le marce come un disperato ha arroventato l'abitacolo asciugando così abiti ed ossa. Alla fine nemmeno uno starnuto, avevamo vent'anni.
Ringraziano per il messaggio: Gens Orsina, rag49, Truvlino

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Binariciuto
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